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Cappella di San Placido PDF Stampa E-mail

Cappella di San Placido

Posta sul lato destro del transetto, la Cappella di San Placido presenta al suo ingresso una porta centrale in legno e un piccolo cancello in ferro battuto. Ai lati due tele settecentesche raffiguranti Sant’Agata vergine e martire patrona di Catania e dell’Arcidiocesi e una Madonna orante. La Cappella è a pianta rettangolare e misura metri 9,14 per metri 10,56 di profondità, con due lunette per lato, con le immagini rispettivamente a destra delle Sante Chiara e Benedetta e a sinistra Geltrude e Scolastica; la volta a botte e totalmente affrescata dei primi del ‘700 dal pittore Giuseppe Tamo da Brescia. Probabilmente l’intera struttura è di epoca antecedente, risalirebbe infatti alla prima metà del seicento all’antica edificazione della chiesa stessa. Sul soffitto è possibile ammirare l’apoteosi di San Placido in gloria al centro mentre in basso si scorgono le figure di angeli, di cherubini e dei fratelli martiri Euticchio, Vittorino e Flavia. In alto l’incoronazione della Vergine Maria, con la corona in mano Gesù Cristo con la Croce e Dio Padre. Sul lunettone della porta d’ingresso è collocato il martirio dei Santi Placido e compagni martiri, della sorella Flavia e i fratelli Euticchio, Vittorino. Sullo sfondo il porto di Messina e i corpi dei monaci trucidati e le navi dei barbari nel mare agitato; alcuni angeli recano in mano le palme del martirio, mentre il monaco benedettino Gordiano, primo biografo di San Placido, raccoglie i resti mortali del Santo decapitato e con il particolari di una forbice e della lingua. Alla base una scritta latina: “Parietes decoloratas novo texit ornatu – Sodalitas Sacramento dicata – Domenico Barbaro Rectore – Anno Domini 1836. In quell’anno, infatti, furono realizzate e dipinti delle figure di angeli, spighe, grappoli di uva opera del maestro d’arte Giuseppe Dinaro come si evince dall’epigrafe latina sull’arco del portone d’ingresso.

Successivamente nel 1940 furono ricoperte le parti sottostanti della cappella, rovinati dall’umidità, con un drappeggio di colore rosso con gli emblemi dei quattro evangelisti (leone San Marco, angelo San Matteo, bue o toro San Luca e l’aquila San Giovanni). Durante un restauro negli ’90 ad opera della ditta Calvagna di Aci Sant’Antonio, furono cancellati sia il maldestro drappeggio, facendo riapparire gli antichi colori e le pitture degli affreschi settecenteschi, con la speranza in futuro di far riaffiorare i primigeni colori del Tamo. L’altare di San Placido, in stile barocco posto al centro della cappella, presenta al centro una porta dorata al cui interno, finemente decorato, vi è collocato l’antico simulacro ligneo settecentesco del Santo, opera del sacerdote biancavillese scultore Placido Portal. Ai lati dell’ingresso si possono notare rispettivamente due angeli apriporta, quattro colonne cilindriche due interne con bassorilievi nella parte inferiore e a spirale nella parte superiore; mentre le due esterne sono lisce con capitelli corinzi. Sulla cimasa dell’altare sono presenti ai lati due angeli seduti con nelle mani una palma e al centro l’affresco di San Placido che mostra la lingua recata in mano. Infine altri due angeli, uno a destra che tiene il bacolo e l’altro a sinistra che tiene la mitra. Nel 1959 durante lavori di rifacimento del pavimento, su iniziativa dell’Arciconfraternita del Santissimo Sacramento essendo governatore il signor Alfio Galvagno, furono rinvenuti dei cadaveri che vi furono lasciati ad una degna sepoltura. Sul lato sinistro della cappella è presente un altare marmoreo con una croce lignea e alla base, dentro una teca è presente la statua lignea del Cristo morto, opera settecentesca di G. Certò, protagonista della sacra rapprersentazione de "'a scisa" e della processione serale de "I Tri Misteri" il Venerdi Santo. Sul lato destro è presente l'altare dedicato a San Zenone con intarsi in marmo policromo. Posto all’interno di una nicchia, il simulacro ligneo del Santo, risalente nel XVI secolo di autore ignoto catanese.

 

 

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